30-01-2019
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La filologia dei testi a stampa: stato dell’arte a dieci anni dalla scomparsa di Conor Fahy

A dieci anni dalla scomparsa di Conor Fahy, il dell’Università di Udine organizza un convegno per fare il punto sulla situazione degli studi, e sul significato e il contributo che il grande filologo ed italianista angloirlandese ha lasciato in questo settore. All’incontro di due giorni, dal titolo La filologia dei testi a stampa. Per il decennale della scomparsa di Conor Fahy (1928-2009), in programma mercoledì 27 (apertura lavori ore 9.30) e giovedì 28 febbraio nella sala Florio di palazzo Florio, in via Petracco 8 a Udine, interverranno studiosi autorevoli, amici e colleghi dello stesso Fahy, e giovani ricercatori che non l’hanno conosciuto di persona ma conoscono i suoi lavori.

Nato a Malta da una famiglia dell’ovest dell’Irlanda immigrata in Inghilterra alla fine dell’Ottocento, di cui il nonno era un noto scrittore di canzoni e conoscente di W.B. Yeats, Conor Fahy si laureò a Cambridge poco dopo la seconda guerra, poi fece un dottorato a Manchester, prima di diventare professore d’italianistica all’Università di Londra, dove passò il resto della carriera, avendo come colleghi figure come Arnaldo Momigliano, Carlo Dionisotti e Giovanni Aquilecchia. È ricordato per l’introduzione in ambito italiano della “bibliografia testuale”, ossia la filologia dei testi a stampa, sia attraverso saggi autorevoli che con l’esempio dell’indagine sulla stampa dell’Orlando furioso del 1532. Nel 1997 l’Università degli Studi di Udine gli conferì la laurea honoris causa in Conservazione dei beni culturali, celebrando l’evento con un convegno i cui atti furono pubblicati due anni dopo presso la casa editrice Forum.

Mercoledì 27 febbraio in mattinata,dalle 9.30
, dopo i saluti istituzionali, interverranno: Pasquale Stoppelli (Roma), Ricordando Conor e un’ipotesi sul cancellans dell’Orlando Furioso del 1532; Daniele Gessi (Udine), “Bibliography” 1972-2001: un carteggio di Conor Fahy (1928-2009); Simona Mammana (Firenze), Titoli cavallereschi acquistati per la Biblioteca Palatina di Firenze all’asta di Guglielmo Libri del 1847; Shanti Graheli (Glasgow), Tutte le opere di Giulio Camillo nell’officina di Gabriele Giolito. Un caso bibliografico singolare?; Francisco Rico (Barcelona), Filologia e tipografia. Il problema delle giunte e delle cancellature.

Nel pomeriggio, dalle 14.30
, seguiranno gli interventi di: Sergio Cappello (Udine), Per una filologia dell’illustrazione. Il caso della Bible des poètes di Antoine Vérard; Daniele Danesi (Firenze), Non in Edit16: i sommersi e i salvati; Ester Camilla Peric (Udine), Un caso di standing type a Venezia nel 1503. La Summatheologica di sant’Antonino nella stamperia di Lazzaro de’ Soardi; Randall McLeod (Toronto), The invisible book.

Giovedì 28 febbraio mattina, dalle 9.30
, interveranno: Antonio Sorella (Chieti), Bembo e il Petrarca aldino del 1514(-1515); Sara Mansutti (Udine), Il Catechismus del 1566 nella Stamperia del Popolo Romano. Le ragioni di una doppia composizione tipografica; Fabio Massimo Bertolo (Roma), Le fasi di stampa del Libro del Cortegiano; Jacopo Gesiot (Trieste), Il Tirant lo Blanch come palestra per la filologia dei testi a stampa; Paolo Tinti (Bologna), La prima edizione dell’Hystoria del sacrato templo de Laureto di Battista Spagnoli.

Dalle 14.30 parleranno: Elena Fogolin (Udine), Gli Apoftemmi di Plutarco nell’edizione giolitina del 1565: varianti e censimento delle copie; Luca Degl’innocenti (Firenze), L’Orlando furioso di Nicolò Zoppino (1524). Un monstrum bibliographicum; Valentina Lepri (Varsavia), Testi filosofici nell’ottica della bibliografia testuale: i poemi francofortesi di Giordano Bruno in tipografia; Neil Harris (Udine), «una carta per dì per istrectoio per insino alla somma di tre strectoi che fieno ogni dì tre carthe». Stampare la Comedia a Firenze nel 1481.