22-05-2017
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Fvg Pride: i diritti umani violati in Cecenia

Il 1° aprile 2017 il giornale indipendente russo Novaja Gazeta pubblica un articolo sulle persecuzioni dei gay in Cecenia, secondo il quale dalla fine del 2016 circa 100 omosessuali sono stati rapiti, arrestati, torturati e rinchiusi in centri di detenzione illegali. Almeno quattro risultano uccisi. Il numero delle vittime potrebbe essere molto più alto, ma verifiche più precise sono difficili, perché in Cecenia l’omosessualità è un tabù nascosto soprattutto all’interno delle famiglie. Questo inquietante fenomeno sarà al centro della conferenza “Non ci sono omosessuali in Cecenia”, in programma mercoledì 24 maggio alle 18 in sala Ajace a cura di Arcigay Friuli, Arcilesbica Udine e Comitato FVG Pride, in collaborazione con la commissione Pari Opportunità del Comune di Udine e con il patrocinio del Garante regionale per le persone a rischio di discriminazione.

Nel corso dell’incontro, inserito nel calendario dell’Fvg Pride 2017, interverranno Walter Citti, Garante regionale per le persone a rischio di discriminazione, ed Eugenia Benigni, esperta internazionale di questioni di genere. Parteciperà, in collegamento via Skype, anche Elena Kostiuchenko, giornalista russa di Novaja Gazeta e attivista per i diritti Lgbtqia che per il suo impegno civile ha subito in Russia pestaggi e arresti. Sempre via Skype sarà presente anche la rete Lgbt Russa, una Ong presente in 14 regioni russe che fornisce assistenza legale, medica e psicologica alle vittime gay, aiutandole a evacuare dalla Cecenia in altre regioni russe, e a richiedere asilo in altri stati.

«Essere gay in Cecenia adesso è più pericoloso che essere terroristi», dice la giornalista Elena Milashina, autrice dell’indagine, che ha dovuto ripararsi fuori dalla Russia in seguito alle minacce ricevute. In risposta alle accuse, il presidente della Repubblica russa di Cecenia Ramzan Kadyrov ha detto: «I gay in Cecenia non esistono, e anche se esistessero, le loro famiglie li manderebbero in un luogo da dove non c’è più ritorno». Le indagini sulle persecuzioni, inizialmente minimizzate dal presidente russo Vladimir Putin e da altre autorità, sono iniziate in seguito alla pressione internazionale di Onu, Ue, Osce e altre organizzazioni.

 

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